Sicuramente, caro lettore, conoscerai il premio Nobel. Probabilmente, però, nessuno ti ha mai parlato del premio Ig Nobel, un riconoscimento conferito alle 10 ricerche più strane e divertenti dell’anno. È finanziato da Harvard e dal MIT, Massachusetts Institute of Technology, due delle università più importanti e prestigiose degli Stati Uniti e del mondo. Insomma, non viene da chiedersi come mai due università così rispettabili come queste spendano soldi e tempo per sostenere studi apparentemente inutili? Presto risponderemo a questa domanda, ma prima ti faccio conoscere qualcuna di queste ricerche.
Quando si va al bagno…
Un gruppo di ricercatori cechi, nel 2014, ottenne il premio Ig Nobel per la biologia per aver scoperto che, tendenzialmente, i cani allineano il proprio corpo all’asse terrestre sud-nord mentre fanno i propri bisognini. Per un periodo di due anni, il team ha monitorato (per meglio dire “stalkerato”) 70 cani mentre defecavano in prati aperti, lontano da strutture di qualsiasi tipo. I dati raccolti hanno dimostrato che il 95% dei soggetti tende ad allinearsi all’asse nord-sud o sud-nord durante il momento dell’evacuazione. I cani che non lo fanno sono solitamente gli esemplari giovani, che si uniformeranno piano piano agli altri con la crescita.Si è ipotizzato che Il motivo di questa abitudine sia legato al fatto che i cani possano in qualche modo “percepire” il campo magnetico terrestre, ma non si sa bene se lo “vedano” con chiarezza o se sia soltanto un processo inconscio. Si pensa che i cani, per ricalibrare la propria “mappa”, si allineino con il nord o con il sud durante un momento tranquillo come quello dei bisognini. Si è anche scoperto che, quando ci sono tempeste magnetiche o forti fluttuazioni, i cani tendono a defecare in maniera totalmente casuale.
La ricerca dei cechi potrebbe sembrare senza alcuno scopo concreto, ma potrebbe avere ricadute sulle capacità dei migliori amici dell’uomo di orientarsi, ad esempio tra frane o valanghe, quando i soccorritori sono in difficoltà per l’assenza di punti di riferimento.
Il mistero degli spaghetti
Spero che tu non abbia mai spezzato spaghetti in vita tua, ma se l’avessi fatto, faremo finta che fosse per il bene della scienza. Difatti, nel 2006, Basile Audoly e Sebastien Neukirch, due francesi che, quindi, non hanno problemi a spezzarli, ottennero il premio Ig Nobel per la fisica per aver scoperto che gli spaghetti, se piegati, si spezzano in più di due parti. Infatti, se ne prendi uno crudo per le estremità (puoi provare anche a casa) e lo pieghi cercando di formare un cerchio, prima o poi esso si spezzerà, ma non lo farà esattamente come ti aspetti. Anziché ottenere solo due parti, ti ritroverai con tanti piccoli pezzettini di spaghetto sparsi in giro per la casa!
Questo particolare fenomeno era stato notato in precedenza dal fisico premio Nobel Richard Feynman, che però non riuscì a trovare una soluzione al problema e morì con il dubbio. I due ricercatori francesi, equipaggiati di videocamere ad alta velocità, sono riusciti infine a svelare l’arcano: quando si piega uno spaghetto fino al suo punto di rottura, esso si spezza a metà e dalla rottura si genera un’onda che continua a far piegare i frammenti, accentuandone la curvatura fino al 50% e conducendo nuovamente i pezzi alla rottura. Ecco perchè, se hai provato l’esperimento a casa, potresti trovarti da 3 a 10 pezzettini di spaghetto in giro per la casa. La ricerca ha dimostrato che le equazioni di Kirchhoff per la dinamica di una barra sottile sono valide per qualsiasi materiale, anche per la pasta. Ciò comporta che anche i ponti si rompano con le stesse leggi degli spaghetti, dando enormi vantaggi all’ingegneria. Inoltre, le stesse equazioni sono quelle che regolano il modo di ripiegarsi su sé stesso senza rompersi del DNA.
Muffe affamate
Tra il2008 e il 2010, lo stesso team di ricercatori giapponesi si è aggiudicato due volte il premio Ig Nobel, giocando con le muffe. Ebbene sì, il gruppo ha studiato la muffa melmosa unicellulare Physarum polycephalum che, nella fase in cui è alla ricerca di cibo, si espande ricoprendo tutta la superficie disponibile per poi ritirarsi mantenendosoltanto le vie di comunicazione dirette con ciò che trova di commestibile. Questo particolare moto è detto flusso di spola. I ricercatori hanno preparato un labirinto con, all’ingresso e all’uscita, due mucchi di fiocchi d’avena, un alimento molto gradito alle muffe, e ci hanno posizionato all’interno la nostra Physarum polycephalum. La muffa si è espansa ricoprendo totalmente il labirinto ma, dopo poche ore, aveva già trovato il nutrimento e si era posizionata lungo le quattro strade possibili tra ingresso e uscita. Nel giro di poco tempo, aveva persino individuato la più veloce, nonostante due dei percorsi fossero molto simili tra loro e la differenza fosse pressoché impercettibile. Grazie a questa ricerca, il team si guadagnò il premio Ig Nobel e persino un articolo su Nature, una delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo.
Due anni dopo, lo stesso gruppo ha ripreso la Physarum polycephalum in mano mettendo un esemplare al centro di un tavolo in cui, intorno alla muffa, erano posizionati dei fiocchi d’avena in uno schema che riproduceva le città intorno a Tokyo,rappresentata dalla muffa stessa. Dato che la Physarum polycephalum tende a crescere in luoghi freschi e umidi e ad odiare la luce diretta, erano anche stati posizionati dei faretti in corrispondenza di ostacoli naturali, come ad esempio laghi o montagne. I risultati sono stati sorprendenti: la rete creata dalla muffa e quella già creata dall’uomo erano pressoché sovrapponibili, tranne per alcune piccole differenze. Inoltre, le due reti sono state confrontate con l’albero ricoprente minimo, cioè l’insieme dei collegamenti minimi necessari, ed è risultato che erano di uguale efficienza, ma che quella delle muffe era un pochino più economica rispetto a quella umana! Purtroppo, però, la rete “biologica” è meno resistente di quella artificiale, perché il 14% delle interruzioni nei percorsi porta all’isolamento di una parte della rete, contro il 4% di quella umana. La muffa, però, ci ha messo solamente 26 ore e non aveva un controllo centrale. Grazie a questa ricerca arriva il secondo premio Ig Nobel per il nostro team giapponese, oltre a un articolo su Science, un’altra delle riviste scientifiche più prestigiose al mondo. Inoltre, grazie a questo studio, i nostri ricercatori sono riusciti a sviluppare un modello matematico che permette di cogliere le dinamiche dell’adattabilità biologica, grazie al quale si possono progettare reti di trasporti migliori di quella artificiale e di quella della muffa. E le applicazioni pratiche di questo modello non finiscono qui: sistemi di sensori, reti elettriche, sistemi finanziari, reti aeroportuali di smistamento bagagli, sistemi di telecomunicazioni, reti neurali e, cosa più importante, si pensa che questo modello sia uguale a al modo in cui un tumore si vascolarizza.
Torniamo alla domanda da cui eravamo partiti: come mai due università così rispettabili come Harvard e il MIT spendono soldi e tempo per sostenere studi apparentemente inutili?
Beh, perchè la scienza non è mai inutile. Molte di queste ricerche, apparentemente futili, hanno portato a vantaggi reali, come avrai potuto constatare dagli esempi che ti ho proposto. “Ricerche che fanno ridere, ma poi fanno riflettere” è il motto dell’organizzazione, perché l’Ig Nobel è un premio alla curiosità, alla voglia di scoprire, al porsi domande, anche a prima vista senza senso, e cercare di trovarvi una risposta. Inoltre, questi studi si realizzano non perché si fa scienza solo affinché “serva” a qualcosa, ma perché abbiamo voglia di fare, e poi forse quello che troviamo “servirà” a qualcosa. Forse, ma sicuramente non nell’immediato: alcuni risultati si possono vedere anche dopo decenni. Un esempio sono le missioni Apollo, che hanno contribuito al benessere dell’umanità con invenzioni come il velcro (per chiudere le tute degli astronauti), la gomma da masticare (per lavarsi i denti nello spazio), la microelettronica (perché i razzi americani erano meno potenti di quelli russi, e quindi bisognava alleggerirli), alcuni linguaggi di programmazione informatica, i primi calcolatori elettronici e molto altro. La scienza della NASA non è stata inventata per la vita quotidiana, ma ci è arrivata lo stesso, così come tutte le altre innovazioni. Quindi bisogna finanziare la scienza, non solo perché “fatti non foste a viver come bruti”, ma anche perché fa bene alla società e al portafoglio!




